Se la costa abruzzese ci dá un’idea di ricchezza e qualitá, l’entroterra, in dettaglio la Valle Peligna, e in particolar modo Pratola, anche solo con il nome ci suggerisce qualcosa di piú elegante.
Invece di un paffuto e rubizzo monsignore, Pratola ci fa pensare ad un gentiluomo in redingote, intento a sorseggiare il suo pallido vino da un bicchiere di finissimo cristallo.
E dietro di lui, forse attraverso una porta socchiusa, par di intravedere un antico e nobile palazzo con la sua storica cantina, quasi irrreale nella luce di perla che viene dal cielo.
Con moderato entusiasmo egli annota su un taccuino di pelle le sensazioni progressive che avverte nel palato come mosse di una partita a scacchi.
Insomma se la costa abruzzese è una terra che si addice ai golosi, Pratola attira piuttosto gli esteti.
Nel meglio delle sue qualitá il vino di Pratola è indescrivibile per delicatezza di struttura e di sfumature, come se non bastasse, questo paese vive su una specie di sfida intellettuale che sembra venire da ogni casa, da ogni palazzo, ognuno dotato della propria cantina e del suo mastro cantiniere, con la sua arte della vinificazione... che nessuno ha sufficientemente studiato e descritto.
In fatto di grandi vini, il distretto della Valle Peligna era molto famoso giá dai primi dell’Ottocento. Prova ne sono le storiche cantine che attestato i plurisecolari splendori. Le antiche cantine sono visitabili nel mese di agosto nei giorni 8, 9 e 10 in concomitanza di una manifestazione vitivinicola, con percorso enogastronomico, che si svolge nel paese di Pratola Peligna in quei giorni. L’intero distretto della Valle Peligna era dedito alla viticultura. I piú anziani hanno ancora memoria degli antichi vigneti ad alberello, ad alta densitá di impianto per ettaro, con una bassissima resa. Cosí come ricordano
il mercato dell’uva che si svolgeva presso piazza 1o maggio con gli annessi mediatori.
Di quando la sera, finito il tramestio del rientro dei carretti carichi d’uva trainati dai cavalli, iniziava il ticchettio dei torchi a vite che accompagnava la notte dei mastri cantinieri.
La vendita del vino che si effettuava tra la 1a e la 2a domenica di maggio durante la festa della Madonna della Libera, Patrona di Pratola, dove ad ogni cantina di ogni casa veniva apposto un tralcio di vite in segno della presenza del vino. Insomma, una storia antica, che giá Ovidio, negli Amori, defini’: “Terra ferax cereris, multoque feracior uvae” (terra fertile per il grano ma molto di più per l’uva).
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Cantina Blancodini - Pratola Peligna (AQ)2